Il cimitero di S. Maria di Gesù alla fine dell’Ottocento

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Particolare della fontana nel cimitero di Santa Maria di Gesù

Nel 1901 viene pubblicato a New York e a Londra un diario di viaggio scritto dal prolifico autore inglese Douglas Sladen. Dal titolo In Sicily, racconta i suoi viaggi in Sicilia negli anni 1896, 1898 e 1900. Mentre il primo volume è dedicato a Taormina, Siracusa, Enna (all’epoca Castrogiovanni) e Agrigento (all’epoca Girgenti), il secondo volume narra il soggiorno a Palermo e varie escursioni a Marsala, Trapani, Erice, Selinunte, Segesta, Cefalù, Bagheria e Solunto. L’autore visita in modo approfondito la capitale siciliana e dedica addirittura un intero capitolo ai cimiteri della città, nel quale descrive il campo santo di Santa Maria di Gesù e quello di Santo Spirito.

È riportato qui sotto il brano riferito al cimitero di Santa Maria di Gesù. L’autore fa presente sin dall’inizio che si tratta del cimitero preferito da chi se lo può permettere. Come nel caso del camposanto di S. Spirito, Sladen paragona il luogo al cimitero di Staglieno a Genova, trovandolo volgare per la presenza di busti commemorativi che sfoggiano i vestiti che andavano di moda all’epoca del decesso della persona ricordata. Resta colpito dalle costose cappelle che chiama « templi a due piani ». Gli ricordano la rimessa delle barche a Cookham, paesino del Berkshire sulla Tamigi, e difficilmente si può intendere come un complimento. Evoca anche Vincenzo Florio sepolto qui nel mausoleo che suo figlio Ignazio commissionò a Damiani Almeyda. L’unica cosa che il visitatore sembra apprezzare è la pavimentazione in maiolica verde e blu, inserita tra le tombe, che il suo compagno di viaggio Witheridge definisce « allegra ». Neanche la fontana, « vecchia e pazza », trova grazia agli occhi dell’autore che considera un vero sollievo giungere alla chiesa.

With all its glorious memories of Sicilian independence and its beauty of arrangement, S. Spirito, the Cemetery of the Vespers, is not the most popular cemetery at Palermo. Anyone who can afford it likes to be buried at the Gesu.
[…]
The Cemetery of the Gesu has a very impressive approach – a wayside cross, old olives, and a tall stone pine – but the cemetery part, for all its broad-tiled terraces, is touched with the tar of vulgarity. Probably it is in the very points which jar upon an Englishman that it considers itself the rival of the Campo Santo at Genoa ; and justly, for here, too, you have the portrait busts which reproduce so faithfully the style of clothes in vogue at the date of decease ; the cypresses cut into the shape of columns ; the bronze flares of old Pompeii adapted into railings ; and two-storied temples which cost their fifty thousand francs, and remind you of the new boathouse at Cookham, to receive the ashes of the wealthy dead. The Florio who founded the fortunes of the family reposes in a regular two-storied house with Ionic columns, but there are jolly green and blue tiles for you to walk on between the tombs. “Jolly” was Witheridge’s epithet ; I should not have thought of applying it to a graveyard, but it was the right epithet, and after all does not jar amid such surroundings.

It was an inexpressible relief to turn from them to the mad old fountain with peeping cherubs, and the rich fifteenth-century Gothic doorways of the mediæval church, the best of its date at Palermo.

Bibliografia:
Douglas Sladen, In Sicily, vol. II, New York: E. P. Dutton and Co., London: Sands and Co., 1901, pp. 168-169

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