Sepoltura della famiglia Lecerf

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La sepoltura della famiglia Lecerf è composta da un grande recinto formato da quattro muretti bassi, uno dei quali è sormontato da una stele in pietra con all’apice un frontone con una sima tagliata e terminante con fiori.

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La cornice è interrotta da un cartiglio, e la sottostante architrave è ornata da festoni. Al centro della stele è affissa una lapide in marmo di Carrara sulla quale si stagliano le lettere che formano il cognome LECERF. Sotto la stele si trova la lapide con i nomi dei defunti sepolti nell’ordine di decesso:

GIUDITTA FUCHS / 30-11-1829   22-7-1910
ALBERT LECERF / 17-1-1845       29-12-1916
GIULIO LECERF / 26-1-1875         20-2-1923
CLARA LECERF / 18-3-1852          21-8-1927
GIULIETTA LECERF / VED BONANNO / 21-12-1881             10-8-1966
GIUDITTA LECERF / BONANNO / 28-04-1904                        5-2-1967

Albert Lecerf, nato il 17 gennaio 1845, era un francese ebreo, di origine alsaziana, e si stabilì a Palermo nella seconda metà dell’Ottocento. Rappresentante e negoziante di tessuti attorno al 1880, divenne in seguito esportatore di essenze e di agrumi. Fu anche amministratore della fabbrica di acido nitrico Goldenberg (dal nome dell’inventore del metodo di lavorazione dell’acido citrico), creata a Palermo nel 1909 e rinominata nel 1915 Chimica Italiana Arenella (qui si possono vedere foto d’archivio del CRICD tratte dal fondo Bronzetti). Fu anche tra i fondatori dell’Associazione siciliana pel bene economico nel luglio 1895. Albert e sua moglie Clara Fuchs, di nazionalità austriaca, ebbero almeno 5 figli: Henri (25-01-1874/20-02-1874), Giulio (26-1-1875/20-02-1923), Robert (10-09-1878/26-02-1881), Giulietta (21-12-1881/10-08-1966) e Hélène (1883-?). Henri e Robert morirono in tenera età e furono sepolti nel cimitero acattolico in una sepoltura vicina progettata dallo scultore Vincenzo La Parola. Albert Lecerf morirà il 29 dicembre 1916 all’età di 71 anni.

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Giulio Lecerf, dal Giornale di Chimica Industriale e Applicata

Giulio Lecerf era nato a Palermo il 26 gennaio 1875 (secondo la pietra tombale, mentre il suo necrologio nel Giornale di Chimica Industriale e Applicata indica come data il 16 gennaio). Di nazionalità francese, raggiunto la maggior età chiese la cittadinanza italiana. Proseguì il lavoro del padre alla testa della casa di esportazione e importazione, nonché nella Fabbrica Chimica Arenella. Creò un grande stabilimento a Trapani per trattare le acque madri delle saline, la Società Anonima Derivati Acque Madri. Ricopriva numerosi incarichi: lavorava per la Società Siciliana Ceramiche di Palermo, era vicepresidente della società Securtas, consigliere della Società di Navigazione Sicilia, consigliere della Camera di Commercio, amministratore statutario della Société des Mines d’Afoural et de Bou-Cherf (Tunisia), sedeva nel collegio di sconto della Banca d’Italia ed era benemerito della Croce Rossa. Fu uno degli organizzatori dell’Associazione Italiana di Chimica Generale ed Applicata. Nel 1919 compra un terreno da Carlo Federico Dagnino Poggi, nei pressi dell’attuale piazza Vittorio Veneto, e incarica l’ingegnere Giuseppe Capitò di progettare un villino[1]. Muore improvvisamente a Palermo il 20 febbraio 1923 all’età di 48 anni. Poco tempo dopo, il Comune gli intitolò la strada in cui si trovava la Chimica Arenella, almeno dal gennaio 1925 al febbraio 1933, ma oggi non porta più il suo nome.

Giulio Lecerf era sposato con Renée Émilie Rouff, nata il 28 ottobre 1883 a Napoli da padre francese e madre italiana. La coppia non ebbe figli. Dopo la morte del marito, Renée Rouff vendette nel 1927 il loro villino al barone Amedeo Chiaramonte Bordonaro di Gebbiarossa[1]. Nell’aprile 1939 abitava a Parigi quando lo Stato francese le concesse nuovamente la nazionalità francese, persa con il matrimonio. Muore nella capitale francese il 7 novembre 1958 all’età di 75 anni e viene sepolta nel Cimetière des Batignolles. Le famiglie Lecerf e Rouff erano doppiamente legate dal matrimonio di Hélène Lecerf, sorella di Giulio, con Henri Rouff, fratello di Renée. 

Ma la signora Lecerf lascia dietro di sé un piccolo mistero: prima di partire per la Francia, dona nel febbraio 1936 alla Città di Palermo un dipinto ad olio su tela, intitolato Ritratto della signora Lecerf, del pittore Ettore De Maria Bergler, oggi esposto presso la Galleria d’Arte Moderna di Palermo e risalente (secondo la targa del museo) al 1900-1905 circa. Il museo non possiede alcuna informazione sul quadro, né si sa chi sia il soggetto ritratto.

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Ritratto della signora Lecerf di Ettore De Maria Bergler

Ma potrebbe essere proprio lei il soggetto del dipinto che raffigura una giovane donna – Renée aveva 22 anni nel 1905 –, allegra, spensierata, pronta ad uscire per una serata mondana. Gioca in modo civettuolo con la stola di pelliccia mentre regge un ventaglio nell’altra mano. All’epoca Ettore De Maria Bergler era un pittore affermato e molto richiesto dall’alta società palermitana: fra i numerosi ritratti che ha eseguito possiamo citare quello di Franca Florio e quello di sua figlia Giovanna, il ritratto di Norina e Delia Whitaker dal titolo Bambine, i ritratti di don Carlos e di Maria Berta di Rohan, duca e duchessa di Madrid, quelli per le famiglie Cutò, Fassini, Guarrasi, Lanza, Trabia e Ziino, e alcuni ritratti dei direttori generali del Banco di Sicilia. Non sarebbe quindi sorprendente che Giulio Lecerf abbia commissionato al grande pittore il ritratto della giovane moglie. Inoltre sappiamo dal testo di Maria Accascina, Ottocento siciliano. Pittura, pubblicato nel 1939 che vi erano sette ritratti (più precisamente degli acquarelli) a casa Lecerf[2], ma queste opere risultano attualmente disperse[3]. Renée Lecerf potrebbe averle portate con sé in Francia.

[1] Adriana Chirco e Mario Di Liberto, Via Libertà ieri e oggi, Dario Flaccovio Editore, 2004

[2] Maria Accascina, Ottocento siciliano. Pittura, 1939, p. 121

[3] Cristina Costanzo, L’Europeismo di Ettore De Maria Bergler. Ettore De Maria Bergler maestro delle Arti Decorative in Sicilia e ‘grande pittore dell’Italia meridionale’ all’Esposizione Internazionale d’Arte della città di Venezia, 2014, p. 629

Ubicazione: cimitero acattolico ai Rotoli

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