La Deposizione della cappella Rutelli

Scheda “deposizione di Cristo”, Catalogo generale de beni culturali (CC BY-NC-SA 2.5 IT)

Il nuovo portale del Catalogo generale dei beni culturali realizzato dall’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione (ICCD) lanciato nel febbraio 2021 ha reso gratuitamente e liberamente fruibile le schede relative al patrimonio culturale italiano. Il progetto è in continuo aggiornamento e il numero di schede va crescendo nel corso dei mesi. A maggio erano già state pubblicate 2,6 milioni di schede.

Fra queste schede figura un pannello in gesso attribuito a Mario Rutelli (1859-1941) che si trova oggi nell’oratorio di Santa Caterina d’Alessandria a Palermo. L’attribuzione è legata al fatto che l’opera fu donata dalla famiglia dello scultore all’ordine del Santo Sepolcro nel 1946, anno in cui l’oratorio e i locali annessi furono dati in gestione a quest’ordine religioso. La scheda dell’ICCD è molto scarna e offre ben poche informazioni sull’opera, ma basta confrontare questo pannello in gesso con il bassorilievo in bronzo presente sulla facciata della cappella Rutelli nel cimitero di Sant’Orsola a Palermo, una Deposizione dalla croce di cui ho già parlato, per vedere che si tratta del lavoro preparatorio – con qualche leggera differenza di cui parlerò più avanti – del bassorilievo realizzato da Mario Rutelli per la cappella gentilizia della sua famiglia.

Bassorilievo in bronzo della cappella Rutelli nel cimitero di Sant’Orsola

Il pannello può essere raffrontato con i due pannelli in bronzo (1892) alla base del monumento a Garibaldi di viale Libertà e con il bassorilievo “L’apoteosi di Vittorio Emanuele II” (1897) sopra la porta di accesso alla sala grande del Teatro Massimo a Palermo. Ritroviamo la stessa sovrapposizione di figure che rendono la scena molto dinamica. Ma nella Deposizione dalla croce, troviamo evidenziata con forza la drammaticità del momento in cui la Madonna può finalmente abbracciare il corpo di suo figlio morto appena sceso dalla croce – si vede la scala in fondo –, il momento dell’ultimo saluto da parte dei pochi che sono rimasti accanto a lui sul Golgota, il momento in cui possono toccare e baciare un’ultima volta il figlio di Dio prima di dargli una sepoltura. Sette persone sono distribuite attorno al corpo del Crocefisso, secondo i vangeli si tratta della Vergine Maria, di Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, dell’apostolo Giovanni, di Maria Maddalena e delle altre Marie. Nel bassorilievo di Rutelli ciascun personaggio è attivamente coinvolto nella scena: chi gli bacia la mano, chi la testa, chi i piedi, mentre l’uomo a destra sta togliendo i chiodi dai piedi. Nel pannello in gesso, possiamo notare sulla destra altre due figure, in piedi, con le mani giunte in preghiera, ma sono assenti nell’opera finale, mettendo così al centro della composizione il corpo di Cristo.

Il gesso viene datato nella scheda dell’ICCD “tra il 1930 ed il 1940, per il modellato volutamente non rifinito che il gesso rende con immediatezza per tradurre in forme lo schianto di un dolore senza nome”. In realtà il bassorilievo è di molto precedente, del 1900 circa, poiché una fotografia della cappella Rutelli è stata pubblicata sulla rivista “L’Edilizia moderna” nel dicembre 1900. Si vede chiaramente la cappella ultimata con il pannello in bronzo inserito sopra la porta d’ingresso.

La Cappella Gentilizia Rutelli, in “L’Edilizia moderna”, anno IX, fasc. 12, dicembre 1900, p. 92

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